Home Pensieri 2011/10/10 - Fabbrica di ceramiche con operai in cassa integrazione mentre commerciava ceramiche cinesi

2011/10/10 - Fabbrica di ceramiche con operai in cassa integrazione mentre commerciava ceramiche cinesi

FABBRICA DI CERAMICHE CON OPERAI IN CASSA INTEGRAZIONE MENTRE COMMERCIAVA CERAMICHE CINESI. Nel viterbese gli inquirenti sospettano un grosso giro di affari illeciti sui sanitari cinesi venduti per made in Italy e trovano un'azienda che aveva mandato in cassa integrazione molti operai senza possedere i requisiti. Decine di pratiche di cassa integrazione presentate da aziende del distretto industriale ceramico di Civita Castellana sono al vaglio dei carabinieri e degli ispettori del Ministero del Lavoro che indagano sullo scandalo dei sanitari importanti dalla Cina e venduti come produzione propria. Le verifiche in corso riguarderebbero un grosso numero di società e non solo quelle già coinvolte nelle indagini, in primo luogo l’Althea di Genesio Bevilacqua, i cui rappresentanti legali sono stati iscritti nel registro degli indagati per frode in commercio e truffa aggravata ai danni dello stato. La cifra in ballo sarebbe enorme e corrisponderebbe all'equivalente degli ultimi due anni di erogazione di centinaia di migliaia di ore di cassa integrazione ordinaria e/o speciale e di un numero elevatissimo di indennità di mobilità e di disoccupazione. Il sospetto degli inquirenti è che la produzione locale fosse stata bloccata per essere sostituita con quella importata dalla Cina o dal Nord Africa, mantenendo da una parte i profitti commerciali e dall'altra gli introiti per i loro dipendenti che finivano a carico dell'Inps. La frode fiscale e la truffa ai danni dell’Inps riguarderebbe più soggetti rispetto a quelli sottoposti ad indagine ed il loro numero potrebbe ulteriormente crescere. Si tratta di imprese che negli ultimi due-tre anni hanno fatto un massiccio ricorso alla cassa integrazione per gli operai, causando un esborso per l'istituto Nazionale di Previdenza Sociale di svariati milioni di euro, dei quali oltre due per la sola società Althea. Gli inquirenti, spulciando nella documentazione delle aziende, avrebbero riscontrato un traffico di Tir e di container che non troverebbe giustificazione in fabbriche con i macchinari e i forni fermi da mesi o addirittura da anni. Per i sanitari di fascia medio-bassa le aziende in questione avrebbero importato materiale cinese spendendo circa 15 dollari al pezzo per rivenderlo, poi, con il loro marchio a circa 200 euro... con numerosi operai a casa ed altrettante famiglie senza un reddito.