2012/01/31 - Luigi Tenco... 45 anni dopo

Da lunedì 23 fino a lunedì 30 gennaio 2012, esattamente come da lunedì 23 fino a lunedì 30 gennaio del 1967, la redazione di questo sito web propone 8 puntate esclusive dedicate alla vita del cantautore Luigi Tenco ed alla sua avventura musicale al Festival di Sanremo, insieme alla cantante francese Dalidà.

Tra i molti aspetti inediti della sua storia, che hanno condizionato lo svolgimento del Festival della Canzone Italiana di Sanremo e che nel 1967 fu turbato proprio dal tragico ritrovamento del corpo inanime di Luigi Tenco, vengono rivelati anche alcuni aspetti ancora sconosciuti sulla sua morte. Giovedì 26 gennaio 2012, esattamente come il giovedì 26 gennaio del 1967, scocchano i 45 anni di misteri, di silenzi, di inadempienze ma soprattutto di mancanze di rispetto che invece si dovrebbero rivolgere ad uno dei fautori della creatività musicale della canzone italiana. Oltre 90 musicisti e cantanti famosi furono presenti a quell'edizione del Festival, senza contare le centinaia di tecnici, giornalisti e quant'altro si possa immaginare. Eppure nessuno di loro ha avuto il coraggio di rinunciare alla propria carriera per un giorno per accompagnare il feretro di Luigi durante il suo ultimo viaggio...

 

LUNEDI 23 GENNAIO 1967: IL PRIMO GIORNO A SANREMO

Esattamente 45 anni fa, lunedì 23 gennaio del 1967, il 29enne Luigi Tenco si trova con due suoi amici nel bar della piazzetta di Recco, a pochi chilometri da Genova. E' in attesa che un suo collega musicista venga a prenderlo per potarlo alla XVII edizione del Festival della Canzone Italiana. Qualche minuto dopo sopraggiunge in taxi Lucio Dalla, con il quale va a prendere il treno alla volta di Sanremo. Luigi, fino alla sera precedente, era stato in casa con la madre Teresa. A lei era molto legato e con lei aveva preparato la valigia del suo viaggio per la popolarità…

Spesso si rifugiava nelle stanze della sua casa di Recco dove ritrovava la serenità e la semplicità che gli mancavano durante le sue avventure e le sue serate nel mondo dello spettacolo, genovese prima, milanese poi ed infine romano. L’ambiente familiare forse lo riportava con la memoria al periodo della sua infanzia. Fino a 9 anni aveva vissuto a Ricaldone, un paesino di poche centinaia di persone tra le verdeggianti colline del Piemonte, dove ebbe la fortuna di non conoscere gli orrori della seconda guerra mondiale che invece imperversarono per le strade di tante altre città italiane. L’adolescenza, invece, l’aveva trascorsa in Liguria dove la sua famiglia e quella dello zio avevano deciso di trasferirsi alla ricerca di migliori opportunità economiche.

La sua educazione, data principalmente dalla madre e dal fratello maggiore Valentino, fu fermamente di sani principi e negli anni Luigi portò con se sia il senso pratico che spesso si rendeva necessario nella vita di tutti giorni, oltre che per potersi mettere qualche lira in tasca, sia l'istruzione universitaria ma anche la fantasia artistica che sfogava liberamente fuori da casa ed insieme ai suoi compagni di quartiere.

I fratelli Reverberi, Bruno Lauzi, Gino Paoli, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber ed Enzo Iannacci furono alcuni degli amici che frequentava costantemente e con i quali entrò sentitamente nel modo della musica.

Questo è lo spirito del ragazzo che si accinge ad entrare in un mondo completamente e cinicamente diverso da ciò che lui stesso può immaginare e che nel corso dei prossimi giorni sarà affrontato anche minuto per minuto...

 

MARTEDI 24 GENNAIO 1967: UN PERSONAGGIO CONOSCIUTO

Nel 1967, quando la televisione era ancora in bianco e nero e in Italia era dominata esclusivamente dalla Rai Radio Televisione Italiana - Canale1, per accedere al Festival di Sanremo, di fatto, bisognava essere già famosi oppure delle star internazionali. Luigi Tenco, ad onor del vero, quando il martedì 24 gennaio di 45 anni fa esatti si trova alla XVII edizione del Festival, è piuttosto conosciuto ed ha bisogno solo di saltare il trampolino della popolarità per rientrare nel gruppo dei cosiddetti ‘big’.

Grazie all’amico e compagno di avventure musicali genovesi Giampiero Reverberi, Luigi era entrato nella casa discografica milanese di Nanni Ricordi dove aveva avuto l’opportunità di incidere dischi, dapprima con altri pseudonimi e poi con il suo vero nome di battesimo. Da quel momento in poi la carriera del poco più che 20enne cantautore si arricchì di valore musicale, di esperienze in concerti nelle ‘cave’ milanesi e in giro per il nord Italia, ma soprattutto di contenuti talvolta impegnati e che caratterizzano tuttora le sue canzoni.

Poi, come spesso accadeva ai vari cantanti italiani, nel 1962 fece anche l’esperienza cinematografica partecipando, come co-interprete principale insieme alla giovanissima Donatella Turri, nel film ‘La cuccagna’ di Luciano Salce.

Ma indubbiamente il salto di qualità avvenne successivamente e cioè con il suo passaggio alla casa discografica RCA che aveva sede a Roma e che usava curare la crescita di ogni artista che rappresentava anche attraverso la costruzione del personaggio pubblico e non solo dell’artista. Quindi iniziò, in breve tempo, ad apparire al grande pubblico attraverso tutti i mezzi che esistevano in quegli anni. Nel 1964 partecipò al seguitissimo programma televisivo ‘Questo e quello’ condotto da Giorgio Gaber in un salotto artistico appositamente ricostruito per le esigenze televisive.

Nel 1965 partecipò, con la realizzazione di due filmati musicali, attualmente definiti videoclip, al lungometraggio del regista-produttore Tullio Piacentini intitolato ‘008 operazione ritmo’ e che venne distribuito in tutte le sale cinematografiche italiane.

A dicembre del 1965 ebbe la fortuna di andare in Argentina per presenziare all’ultima puntata televisiva dell’importante soap-opera ‘Casinò Philips’, il cui ampio gradimento del pubblico argentino lo consacrò come personaggio internazionale.

Il 1966, inoltre, si caratterizzò per le numerose partecipazioni che Luigi fece in moltissimi programmi radiofonici ed in altrettanti programmi televisivi, tra i quali si cita ‘Aria condizionata’ di Ghigo De Chiara e Maurizio Costanzo, oppure ‘Incontro con Luigi Tenco’ di Carla Ragionieri che probabilmente rappresenta la migliore descrizione di Luigi Tenco sia come artista che come uomo impegnato e che, in entrambi i casi, evidenzia le ingiustizie sociali che lui stesso denuncia attraverso le sue canzoni e le sue interviste. Ma senza dubbio la popolarità maggiore venne con la canzone ‘Un giorno dopo l’altro’ in quanto fu adottata come sigla del famoso sceneggiato ‘Il Commissario Maigret’ interpretato da Gino Cervi.

Luigi Tenco piaceva ai suoi discografici perché si erano resi conto che lui piaceva al giovane pubblico italiano fatto di capelloni, di contestatori e di rivoluzionari non solo in ambito sociale ma anche in quello musicale, dando il via al periodo della beat generation italiana. Decisero, così, di affiancarlo alla star francese Dalidà per aumentare ulteriormente la popolarità del giovane Luigi prima del grande passo che da lì a pochi mesi dopo li avrebbe portati entrambi alla grande popolarità che solo il Festival di Sanremo poteva dare…

 

MERCOLEDI 25 GENNAIO 1967: TRA BIG E STAR

Il Festival di Sanremo è considerato, sin dalla sua prima edizione del 1951, una delle vetrine musicali più importanti al mondo e grazie alla sede in cui si svolgeva, nella Sala delle Feste del Casinò Municipale (fino al 1976), godeva anche di un ottimo livello di pubblico prestigioso, spesso fatto di frequentatori delle sale da gioco del Casinò stesso che coglievano l’occasione della manifestazione canora per ritrovarsi sui tappeti rossi della città dei fiori. In quegli anni le campagne pubblicitarie in generale e quelle delle case discografiche in particolare, tese a vendere i loro dischi, avevano costi esorbitanti. Quindi, tra le regole non scritte per i cantanti in gara al Festival, vi erano anche quelle di inventarsi qualche ‘notizia bomba’ per potersi accaparrare più articoli di giornali possibili e di mostrarsi ben disposti di fronte all’ampio pubblico di fans.

Infatti, già dal mercoledì 25 gennaio di 45 anni fa esatti, si possono vedere per le strade di Sanremo situazioni bizzarre e comportamenti talvolta assurdamente eccentrici anche da parte degli artisti insospettabili. Qualcuno di loro poteva avere avuto la fortuna di essere rientrato nelle grazie di qualche giornalista se si fosse trovato a Sanremo già dall’inizio della settimana. Ma chi aveva decideso di arrivare solo alla vigilia della prima serata avrebbe avuto maggiori difficoltà perché si sarebbe dovuto imbattere anche con l’arrivo dei ‘big’ e soprattutto delle star internazionali.

Nel 1967 gli Ospiti eccellenti sono davvero molti perché Gianni Ravera, l’organizzatore del Festival, per far aumentare l’interesse del pubblico aveva deciso, in accordo con la dirigenza della Rai, di far cantare le canzoni in gara sia dai cantanti italiani in concorso e sia dalle star che gli stessi avrebbero dovuto portare come partner.

Quindi, mentre i discografici trattano e concordano per telefono o negli uffici improvvisati nelle stanze del Casinò Municipale, gli artisti si impegnano in numeri spesso davvero singolari per attirare l’attenzione della stampa e nel tentativo di distrarla dal richiamo di personaggi come Dionne Warwick, Cher, Gene Pitney, Antoine, Mick Jaegger presente solo per accompagnare la fidanzata cantante Marianne Faithfull, oltre che Dalida stessa.

In un contesto di questo genere, dove l’apparire può diventare molto più importante dell’essere, risulta normale che anche Luigi Tenco, giunto a Sanremo in treno, possa aver chiesto ad un suo amico di Roma di farsi portare la sua auto sportiva Alfa GT Veloce 1.600, che in quel periodo poteva rappresentare una sorta di status-simbol. Oppure, più semplicemente, può essere il mezzo che consente una maggiore libertà di spostamento, tra il continuare oppure no la sua avventura canora che per qualche precisa ragione inizia a non piacergli più…

 

GIOVEDI 26 GENNAIO: PRIMA SERATA DEL FESTIVAL

Ormai, giovedì 26 gennaio di 45 anni fa esatti, mancano pochissime ore al grande evento. Da una parte sale l’emozione per la stressante prova canora da superare e dall’altra aumenta la preoccupazione che un’atmosfera così frenetica e caotica può causare.  Il giornale ‘Avanti’ titola un suo articolo scrivendo “Si gioca al Festival di Sanremo”. Dalida, vent’anni dopo, descrive un Luigi Tenco, almeno per le prime ore della giornata, scherzoso e allegro ed ormai ambientato in un contesto “tanto infido”. Durante il pomeriggio, nella Sala delle Feste del Casinò Municipale, si svolgono le prove musicali della prima serata del tanto atteso appuntamento televisivo del Festival di Sanremo.

Purtroppo già sono evidenti alcuni cenni di malumore di Luigi Tenco che si esibisce e si mostra quasi indisponente verso l’organizzazione o il sistema festivaliero e Dalida si preoccupa, forse a tutela della sua immagine, per il comportamento di Luigi. Dopo le prove si trasferiscono nella zona bar del Casinò Municipale ed un reporter intercetta una discussione animata tra i due, nella quale vengono pronunciate parole di risentimento verso l’organizzazione del Festival e di preoccupazione per le conseguenze di un’eventuale azione di protesta. Il discorso viene interrotto dai due quando si accorgono di essere ascoltati dal reporter. In pochi prendono in considerazione queste parole perché, si sa, Sanremo oltre che essere una fabbrica di cantanti è anche una fabbrica di contestatori o di ‘cavalli pazzi’.

Poi si dirigono in albergo per rilassarsi e per prepararsi ai lustri della grande serata, ma più di qualcuno sente discutere animatamente Tenco e Dalidà. Poi i due si ritrovano soli nelle proprie camere a raccogliere i loro pensieri... Indipendentemente dai loro stati d'animo, Tenco e Dalidà appaiono nuovamente nella hall dell’Hotel Savoy verso le 19:00-19:30 per andare insieme al Casinò con l’Alfa GT di lui. L’atteggiamento di Luigi è meno sereno, forse perché disturbato anche da alcune battutine di certi giornalisti provocatori che gli fanno pesare una probabile vittoria facile proprio grazie alla forza del nome di Dalida.

Tanti sono i nomi dei Big che supporteranno i relativi partner in concorso e con i quali Luigi Tenco devrà confrontarsi in questa prima serata del Festival: Les Surfs e Annarita Spinaci, i Bachelors e i Giganti, Ornella Vanoni e Mario Guarnera, Les Compagnons de la Chanson e Orietta Berti, Don Backy e Johnny Dorelli, Giorgio Gaber e Remo Germani, Gene Pitney e Gianni Pettenati, Conny Francis e Bobby Solo, Marianne Faithfull (fidanzata di Mick Jaegger che è presente in sala) e Riky Maiocchi, Anna German e Fred Bongusto, Cher e Nico Fidenco, Hollies e Mino Reitano, Los Marcellos Ferial e The Happening, Domenico Modugno e Gidiuli... e non ultima la sua stessa partner Dalida accompagnata dall'ex-marito Lucien Morisse (noto discografico francese). Insomma, dietro le quinte c’è tanto movimento. I cantanti in gara sono tesi e quelli che si esibiranno domani, venerdì 27, cercano di scaricare la loro agitazione dando un apparente supporto ai loro colleghi in gara. Ognuno ha qualcosa da dire e da consigliare, ma di Tenco non si hanno notizie…

Luigi si è estraniato, vorrebbe quasi non essere più lì perché qualcosa lo ha infastidito. Vorrebbe non salire sul palco perché forse così potrebbe far scrivere davvero una ‘notizia bomba’… ma viene trascinato fino alla scaletta che lo farà salire sul palcoscenico della XVII edizione del Festival della Canzone Italiana.

Dalidà ha appena finito la sua applauditissima (così come era accaduto anche durante le prove pomeridiane) interpretazione di ‘Ciao Amore Ciao’. Renata Mauro, co-conduttrice insieme a Mike Bongiorno, sta per presentare al pubblico presente in sala e a quello televisivo il penultimo concorrente della serata ed il secondo interprete del brano ‘Ciao Amore Ciao’. Luigi e Mike, già compagni di avventure subacque, hanno giusto il tempo di scambiarsi una battuta: “Questa, sai, è l’ultima volta e poi chiudo con la musica leggera” e Bongiorno, spingendolo sul palco, ribatte scherzando “Che presenti un pezzo folk?”.

Tenco non esegue bene la sua prova, va fuori tempo e lo stesso Giampiero Reverberi, suo amico d'infanzia ed ora suo Direttore d’Orchestra, ha difficoltà a seguirlo. L’aveva lasciato tranquillo in hotel e lo ritrova sul palco completamente stravolto che canta fuori tempo.

Il pezzo viene scarsamente applaudito. Dalidà è delusa ma sta al gioco dei reporter e brinda ugualmente con Luigi davanti ai flash dei fotografi.

Nel frattempo si esaurisce la serata e alle 23:30 circa viene resa nota la classifica: ‘Ciao Amore Ciao’ ha preso solo 38 voti su 900 piazzandosi al 12esimo posto su 15 brani in gara e venendo esclusa dal Festival.

Gli interpreti di 7 brani esultano mentre la maggior parte dei cantanti degli 8 pezzi esclusi cadono nello sconforto, sperando però nell’esito della commissione di ripescaggio composta dall’Avv. Bertolini (Presidente dell’ATA - azienda concessionaria del Casinò), da Gianni Ravera (direttore artistico del Festival), da Ugo Zatterin (direttore del Radiocorriere-Tv e funzionario della Rai), da Lino Procacci (regista televisivo del Festival), da Lello Bersani (tele-radiocronista della Rai) e da Sandro Delli Ponti (giornalista). Ugo Zatterin, forte del suo ruolo, impone il ripescaggio del brano ‘La Rivoluzione’, edito dalla Cetra (casa discografica vicina alla Rai) e interpretato da Gianni Pettinati. Lello Bersani si indigna per la scelta del ripescaggio e si dimette, seguito con analoga scelta da Lino Procacci. L'attesa dell'esito della commissione di ripescaggio è lunga, ma poi viene comunicata.

Nessuno, tra i membri della RCA (la casa discografica di Tenco), ha il coraggio di dire a Luigi come sono andate le cose. Lui si era estraniato nuovamente da quel contesto assopendosi su un divanetto antistante i camerini. Comunque viene informato dell’accaduto non reagisce molto bene. Manda qualche maledizione, si irrita contro il sistema festivaliero e contro qualcuno in particolare ed alza la voce affinché tutti possano ascoltarlo. Gli amici ed i colleghi lo spingono ad uscire, cercano di calmarlo e lo convincono ad andare a cena tutti insieme, come era consuetudine in tutte le edizioni precedenti del Festival. Gli consentono, per quanto turbato ed innervosito, di guidare la sua Alfa GT fino al ristorante ‘U Nostromo’ nei pressi del porticciolo turistico...

 

VENERDI 27 GENNAIO 1967: LA TRAGICA MORTE

E’ appena finita la prima serata del Festival. Sono le ore 00:10 circa della notte tra il 26 ed il 27 gennaio di 45 anni fa precisi quando gli amici ed i compagni di scuderia (della RCA) cercano di allontanare Luigi Tenco dal Casinò Municipale, convincendolo ad andare a cena con loro. Luigi guida la sua auto in modo nervoso e spericolato fino al porticciolo turistico, dove si trova il ristorante ‘U Nostromo’. Alle ore 00:30 circa, la piccola comitiva della RCA, con Tenco e Dalida compresi, entra nel ristorante. Ma Luigi ci ripensa e decide di andar via. Tutti hanno inteso che vuole tornare in hotel.

Tenco telefona a Roma a Ennio Melis, il direttore della RCA, o meglio, il gran capo della casa discografica. La telefonata dura pochissimo perché Melis, dopo l’accaduto al Festival, vuole che la sua linea telefonica resti libera. Quasi certamente Luigi telefona anche ad un’altra persona, a colei che dopo circa vent’anni verrà considerata la sua fidanzata segreta. Nel frattempo, al ristorante e verso l’01:00-01:15 circa, giunge una telefonata che avvisa che Tenco “non si sente bene”. Immediatamente Dalidà si fa accompagnare all’Hotel Savoy dai due collaboratori della RCA, Mario Simoni (che aveva preso la telefonata) e Paolo Dossena. Alle 02:10 circa, per un percorso in cui occorrono solo 10 minuti, Dalidà entra per prima nella stanza di Luigi Tenco, la tristemente famosa camera 219. La porta è socchiusa e le chiavi sono appese all’esterno della camera, cioè sulla serratura che da verso il corridoio. In un primo momento Dalidà crede che si tratti di un malore, alza il telefono, parla con la reception e chiede di far venire un medico. Poi entrano Dossena, Simoni, Reverberi ed altri e si rendono conto, invece, che Luigi è morto.

Dalidà è straziata, abbraccia Luigi, piange e impregna indelebilmente i suoi vestiti con il sangue del suo partner musicale. Dossena e Piero Vivarelli prendono Dalidà e la portano via trascinandola in camera sua, al primo piano del grande albergo. Qualcuno avvisa la reception per annullare la richiesta del medico e per avvisare invece la Polizia... ed il portiere notturno esegue.

Lucio Dalla, alloggiato nella camera adiacente a quella di Luigi, incuriosito dal trambusto, esce dalla sua stanza e si affaccia nella 219 dove vede la macabra scena che lo turberà per molti decenni. Qualcuno, anni dopo, sosterrà invece che Dalla abbia visto tutto e prima di tutti, motivando questo pensiero come giustificazione del suo lungo silenzio. Sempre anni dopo, qualcun altro tra gli stretti collaboratori musicali di Lucio Dalla, rivelerà che Dalla avrebbe confidato la sua disponibilità a raccontare i fatti solo quando si accorgerà che una magistratura vorrà agire seriamente. Anche Sandro Ciotti, che alloggiava nella stanza di fronte a quella di Luigi, viene incuriosito dalle voci delle persone nel corridoio. La stessa cosa è accaduta per i numerosi elementi del gruppo musicale Les Compagnons de la Chanson, tutti alloggiati nelle altre stanze di quel piccolo corridoio dell’ala distaccata dell’hotel e cosiddetta dépandance del Savoy. Gianfranco Reverberi, l’amico d’infanzia di Luigi, nota la stessa triste immagine del recente amico conosciuto a Roma, Sandro Ciotti: Luigi disteso a terra tra il letto ed il comò, con il corpo poggiato sul fianco destro, morto, con la camicia e la maglietta candide ed insanguinate sul petto. Ma Ciotti nota un dettaglio in più, la presenza di Lucien Morisse l’ex-marito di Dalida…

Sul posto giunge la Polizia del Commissariato di Sanremo e gli agenti avvisano del suicidio il Commissario Arrigo Molinari, ormai tornato a casa sua a Genova dopo essere già stato in servizio presso il luogo di svolgimento del Festival. Alle ore 02:45 il commissario Molinari telefona al giornalista Marco Benedetto dell’Ansa per dare la notizia del suicidio di Tenco e poi si precipita a Sanremo all’Hotel Savoy. Nel frattempo l’hotel si riempie di giornalisti, cineoperatori, fotografi, cantanti, membri dell’organizzazione e curiosi. Alcuni di loro sono amareggiati, altri sono spaesati ma qualcuno reagisce bruscamente, come nel caso di Piero Vivarelli che aggredisce fisicamente Ugo Zatterin, l’uomo della Rai che si era imposto nel ripescaggio di un’altra canzone della Cetra...

Alle ore 03:00 il dottor Franco Borelli accede nella stanza 219 per constatare la morte del cantante Luigi Tenco, anche se redigerà questa certificazione in un successivo momento e in un’altra sede. In questo frangente il commissario Molinari si trova al terzo piano dell’hotel dove assiste all’animata discussione tra Ugo Zatterin ed il cronista Lello Bersani e dove è in corso la riunione dei membri del Festival per decidere se allestire oppure no una camera ardente nell’hotel o se addirittura sospendere il Festival.

Nel frattempo il corpo di Luigi Tenco viene messo in una bara e trasportato al vicino obitorio di Valle Armea senza che venga effettuato nessun rilievo scientifico. Anche Valentino Tenco, il fratello maggiore di Luigi, avvisato telefonicamente dell’accaduto, arriva all’Hotel Savoy. Ma gli viene detto di andare a cercare il fratello all’ospedale di Sanremo. Il Commissario Molinari, supportato dal Dottor Setajola (il Sostituto Procuratore della Repubblica di Sanremo di turno), ordina di far riportare il corpo di Tenco per i rilievi scientifici e facendo riposizionare la salma nelle condizioni in cui era stata trovata. Così, il necroforo Giuseppe Bergadano, ormai tornato a casa, viene raggiunto da una pattuglia della Polizia a sirene spiegate per ordinargli di tornare all’obitorio, recuperare il corpo di Tenco e riporlo nella stanza 219. Con pochi minuti di differenza e dopo essere stato al vicino ospedale, anche Valentino Tenco raggiunge l’obitorio dove, però, gli viene detto che lì non c’è il corpo di Luigi e che probabilmente sta ancora nell’hotel. I necrofori sistemano il corpo di Luigi ma non la pistola che loro ricordavano bene di aver visto appoggiata su un comodino prima di portar via il corpo. Valentino Tenco, nel frattempo tornato al Savoy, insieme a tutti gli altri (giornalisti, cantanti e curiosi) viene tenuto fuori dalla stanza 219 e alle ore 04:15 iniziano i rilievi scientifici e gli scatti fotografici del fotosegnalatore che, negli anni successivi, faranno discutere tutta l’opinione pubblica anche per l’improbabile posizione della pistola (immortalata in quelle foto sotto i glutei di Tenco) e soprattutto per l'inverosimile posizione dei piedi (incastrati sotto il comò della stanza). Purtroppo anche il rapporto scientifico della Polizia risulta essere poco veritiero poiché descrive un "pavimento in legno" completamente inesistente…

Alle ore 05:20, Piero Vivarelli e Iolanda Gigliotti, in arte Dalidà, si presentano spontaneamente davanti la stanza 219 per consegnare agli agenti di Polizia un biglietto, interpretato come di addio, scritto da Luigi Tenco stesso e che, unitamente all’arma del delitto ed al movente dato dall’eliminazione dalla gara musicale, permettono all’autorità giudiziaria di accertare i tre aspetti formali che possono far chiudere il caso per suicidio… Ma in molti e sin da subito dubitano sul suicidio.

Alle ore 08:00 circa la salma di Luigi viene spostata dall’hotel e riportata all’obitorio. Valentino Tenco ha modo di entrare nella stanza degli orrori ed osservare con molte perplessità due scalfitture di pari profondità che gli erano state indicate come segni lasciati dal proiettile micidiale. Tra i presenti gira la voce che nessuno, tra gli ospiti delle vicine stanze a quella di Tenco, ha sentito un rumore di colpo di pistola. I dubbi e le incertezze aumentano di minuto in minuto, ma la gran confusione di persone distrae tutto e tutti.

Alle ore 08:00 circa Dalidà si reca al Commissariato di Polizia per l’interrogatorio di rito e poi, dietro pressioni della direzione del Festival tramite la RCA, viene fatta allontanare da Sanremo insieme all’ex marito Lucien Morisse. Alle ore 08:30 circa Ugo Zatterin fa ufficializzare la notizia che il Festival proseguirà senza nessuna interruzione. Alle ore 15:00 circa il Commissario Molinari, con fare affabile, consiglia Valentino Tenco di riprendersi il corpo del fratello per ricondurlo a Recco, a casa sua e dove verrà allestita la camera ardente.

Uno dei primi giornali che parla della morte di Luigi Tenco nello stesso giorno in cui è accaduto il fatto è il ‘Carlino Sera’ di Bologna che titola “Tenco si è sparato. Lasciano il Festival gli artisti della RCA”. La maggior parte delle notizie su questo argomento girano tramite le emittenti radiofoniche. Ma l’impatto più grosso con il grande pubblico avviene la sera con il notiziario del TG1 delle ore 20 che cita l’episodio senza mandare in onda nemmeno una parte del lungo servizio realizzato dal cronista Rai Lello Bersani. Alle ore 20:30 va in onda la seconda serata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo che apre con le parole di Mike Bongiorno “Signore e Signori buona sera, diamo inizio alla seconda serata con una nota di mestizia per il triste evento che ha colpito un valoroso rappresentante del mondo della canzone” ed immediatamente dopo con l’apertura sdrammatizzante della co-conduttrice Renata Mauro che dice “Chi è il primo cantante di questa sera?”. E questi sono i cantanti che si esibiscono sul palcoscenico della Sala delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo: Lucio Dalla e The Rokes, Sergio Endrigo e Memo Remigi, Antoine e Gian Pieretti, Claudio Villa e Iva Zanicchi, Little Tony e Mario Zelinotti, Carmen Villani e Pino Donaggio, Bachelors e Wilma Goich, Dionne Warwick e Peppino Di Capri, Carmelo Pagano e Roberta Amadei, Betty Curtis e Tony Del Monaco e infine Sonny e cher e Caterina Caselli che cerca di non esibirsi e di abbandonare il Festival per l’indifferenza che viene mostrata sull’accaduto di qualche ora prima.

 

SABATO 28 GENNAIO 1967: IL FESTIVAL DEVE CONTINUARE

E’ sabato 28 gennaio del 1967 e tutti i giornali, di 45 anni fa precisi, riempiono le loro prime pagine di articoli sul suicidio del cantante Luigi Tenco e poi anche dell’andamento del Festival. Le foto che vengono pubblicate sono poche, ma il piombo fuso sulla carta è tanto. Tutte le testate battono quella iniziale notizia diffusa dall’Ansa, che a sua volta era stata precipitosamente e direttamente data dal Commissario Arrigo Molinari e al quale era stata riferita da chi, forse involontariamente, aveva emesso il verdetto del suicidio. Si sa, nel mondo dei mass-media c’è questa tendenza, il primo che da una notizia può anche dare un indirizzo e/o un determinato significato alla notizia stessa.

A distanza di decenni, rileggendo tutti i giornali dell’epoca, sembra quasi che ci sia stata una volontà superiore a far chiudere l’argomento Tenco come un gesto di uno squilibrato per poter proseguire la XVII edizione del Festival della Canzone Italiana, come se il fatto nulla avesse a che vedere con la gara stessa. In effetti una direttiva in tal senso c’era stata e di ciò ce n’è traccia nella breve conferenza che Ugo Zatterin aveva tenuto venerdì mattina, subito dopo l’allontanamento del corpo di Luigi dalla stanza 219. La hall dell’Hotel Saovy era piena di artisti e di cronisti e le parole di Zatterin segnavano l’accaduto come una situazione da non ingigantire perché frutto di un gesto isolato che avrebbe potuto condizionare un evento positivo come il Festival…

Ciò nonostante, qualche testata, pur di fare la ‘notizia bomba’, sabato mattina scrive “dichiarazione rivelatrice di Tenco (..) nella quale si dichiara capellone”, “La tragica accusa di Luigi Tenco”, “L’industria discografica”, “si crede poco all’effetto divismo di Tenco”, “tragedia al Festival”, “Dalidà (…) Assassini. Assassini. L’avete ucciso”, “Tenco si è ucciso perché la giuria ha bocciato la sua canzone”, “venuto a San Remo per vincere”, “Tenco voleva tornare a casa a dormire”, “Un gesto tragico (…) trovato morto da Dalidà verso le 02:30”, “Le canzoni dopo la tragedia”, ecc. ecc… E nel frattempo le strade di Sanremo si riempiono più del solito di fans, di turisti e di curiosi attirati non solo dal Festival ma anche dal tragico episodio. In poche ore i negozi di dischi di tutta Italia esauriscono le 80.000 copie del vinile di ‘Ciao Amore Ciao’, cantata da Luigi Tenco e Dalidà. La RCA, in seguito, farà stampare altre 300.000 copie che verranno vendute in poco tempo... e Luigi Tenco e Dalidà raggiungeranno presto la vetta di quella strana popolarità…

L’organizzazione del Festival, attraverso una certa stampa più vicina, cerca di dare ampio risalto al matrimonio che il cantante americano Gene Pitney avrebbe spontaneamente deciso di fare a Sanremo proprio sabato, giorno di svolgimento del Festival. Qualche cantante, approfittando della spropositata massa di giornalisti, si cimenta in gesti molto eccentrici come giungere al Casinò Municipale ammanettato a qualcun altro. Altri ancora si esibiscono con dei look piuttosto singolari.

Ma il pubblico, tolta la curiosità di vedere dal vivo qualche personaggio famoso a cui chiedere autografi, non risponde come si vorrebbe dall’alto. Un’atmosfera di tristezza aleggia negli ambienti del Festival, nelle strade della città dei fiori e nei segnali radio-televisivi che raggiungono più di 20 mlioni di telespettatori italiani e circa 60 milioni di telespettatori sparsi nei vari paesi europei.

Sicuramente la serata di oggi, di 45 anni fa, è la più vista anche perché è quella della finale del Festival. I cantanti in gara sono 28, due per ogni canzone. A fine serata, della XVII edizione del Festival di Sanremo, i presentatori professionisti Mike Bongiorno e Ranata Mauro proclamano vincitori dell’edizione del 1967 i cantanti Claudio Villa e Iva Zanicchi con la canzone "Non pensare a me" e edita dalla Cetra. A seguire, gli altri classificati sono Annarita Spinaci e Les Surf con "Quando dico che ti amo" della Interrecord, Giganti e Bachelors con "Proposta" della Ricordi, Ornella Vanoni e Mario Guarnera con "La musica è finita" della Ariston, Orietta Berti e Les Compagnons de la Chanson con "Io, tu e le rose" della Polydor, Lucio Dalla e The Rokes con "Bisogna saper perdere" della Arc, Sergio Endrigo e Memo Remigi con "Dove credi di andare" della Cetra, Gian Pieretti e Antoine con "Pietre" della Vedette, Johnny Dorelli e Don Backy con "L'immensità" della Cgd, Little Tony e Mario Zelinotti con "Cuore matto" della Durium, Carmen Villani e Pino Donaggio con "Io per amore" della Cetra, Wilma Goich e Bachelors con "Per vedere quanto grande è il mondo" della Ricordi, Remo Germani e Giorgio Gaber con "...E allora dai!" della Mgm ed infine Gianni Pettenati e Gene Pitney con "La rivoluzione" della Cetra.

Claudio Villa, subito dopo la gara e fuori dal Casinò, viene contestato da molti giovani mentre nell’aria si sente solo il silenzioso ritornello di “Ciao Amore Ciao” che alcuni interpretano come una canzone d’amore mentre altri la dedicano come segno di saluto amoroso verso Luigi Tenco…

 

DOMENICA 29 GENNAIO 1967: IL FUNERALE E IL FESTIVAL DELL'INDIFFERENZA

E’ domenica mattina del 29 gennaio del 1967. Si è fatto giorno da poco. L’aria è fredda ed una forte foschia caratterizza questa gelida mattinata, della tranquilla cittadina di Recco. Il Festival della Canzone Italiana, svoltosi a poche decine di chilometri più a nord, è finito da poche ore. In molti sono andati a festeggiare in qualche ristorante, poi al Casinò e magari anche al night club. Intanto la salma di Luigi Tenco è in una stanza al piano terreno dell’antica villetta che proprio Luigi aveva scelto come dimora per sua madre Teresa e per se stesso. In casa si è parlato di un incidente stradale, forse per attenuare il dolore alla madre… che ha detto “Lasciatemi piangere il mio ragazzo da sola”.

Alcuni giornali titolano “Sembrava che avessero fretta di finire il Festival”, “Nemmeno un fiore per Tenco”, “Il mondo della canzone ha ignorato la sua scomparsa”. Infatti la salma di Luigi è partita venerdì da Sanremo con un solo cuscino di garofani, comprato dal fratello Valentino... solo davanti la bara di Luigi.

Nessun uomo è obbligato a commemorare qualcuno o qualcosa, ma sentir parlare (solo nelle interviste) i ‘tanti amici’ di Luigi, rende spontaneamente obbligatoria la pubblicazione, a distanza di 45 anni esatti dal Festival dell’industria della musica italiana, del lungo elenco di nomi degli indifferenti (in ordine alfabetico): Amadei Roberta, Antoine, ATA (società concessionaria del Casinò Municipale di Sanremo - il costo dei biglietti per il Festival era di 70.000 Lire), Bachelors (complesso francese), Backy Don, Bersani Lello (cronista Rai), Berti Orietta, Bongiorno Mike, Bongusto Fred, Bono Sonny (cantante italiano) in coppia con Cher (cantante americana), Caselli Caterina, Ciotti Sandro, Curtis Betty, Dalla Lucio, Del Monaco Tony, Delli Ponti Sandro (giornalista Rai), Di Capri Peppino, Donaggio Pino, Dorelli Johnny, Dossena Paolo (collaboratore RCA), Endrigo Sergio, Faithful Marianne (cantante americana) e il fidanzato Mick Jagger, Fidenco Nico, Francis Conny, Gaber Giorgio, German Anna, Germani Remo, Gidiuli, Guarnera Mario, Hollies, I Giganti, Goich Wilma, Iannacci Enzo, Les Compagnons de la Chanson (complesso francese), Les Surfs (complesso francese), Los Marcellos Ferial, Maiocchi Riky, Mauro Renata, Modugno Domenico, Pagano Carmelo, Paoli Gino, Pettenati Gianni, Pieretti Gian, Pitney Gene (cantante americano), Procacci Lino (regista Rai), Rai (Radio Televisione Italiana), Ravera Gianni (organizzatore del Festival), RCA (casa discografica di Tenco), Reitano Mino, Remigi Memo, Ricordi Nanni, Solo Bobby, Simoni Mario (collaboratore RCA), Spinaci Annarita, The Happening, The Rokes, Tony Little, Vanoni Ornella, Villa Claudio, Villani Carmen, Warwick Dionne (cantante americana), Zanicchi Iva, Zatterin Ugo (dirigente Rai), Zelinotti Mario.

Dalidà, ancora in lacrime per i fatti di Sanremo, farà presto visita a Teresa ma, intanto, sembra che qualcuno abbia già telefonato da Parigi per sapere il modo più rapido per raggiungere Ricaldone, il paese natale di Luigi e dove tornerà per l’eterno riposo. In ogni caso, visti i drammi che affronterà nella sua vita, non si può assolutamente dire che sia rimasta indifferente alla sorte di Luigi.

Ad accompagnare Luigi nel suo ultimo viaggio, tra i tanti colleghi della canzone che finora si sono spacciati come suoi amici, ci sono soltanto i fratelli Reverberi, Anna la moglie di Gino Paoli, il cantante Michele Maisano e Fabrizio De Andrè che per Luigi ha scritto la canzone “Preghiera in gennaio”...

A Ricaldone, paesino solitamente di poche centinaia di anime, ci sono circa duemila persone che aspettano silenziosamente il passaggio del feretro del giovane Luigi…

A dire il vero sono ancora molti i nomi che mancano all'appello degli indifferenti e non sta a noi indagare nelle loro coscenze. Però sta a noi cercare di capire quale sia sato il meccanismo che Luigi Tenco ha messo in moto con il suo tentativo di accusare il sistema industriale della Canzone Italiana...

 

LUNEDI 30 GENNAIO 1967 - LUNEDI 30 GENNAIO 2012: DUBBI, FATTI E PERIZIE

Sin dai primi attimi dalla tragica morte di Luigi Tenco sono emersi forti dubbi sulla versione del suicidio. Troppe cose non quadrarono all’epoca e ancor di più non tornano i riscontri a distanza di 45 anni. La discussa presenza dell’ex marito di Dalidà dietro le quinte del teatro del Casinò Municipale e nel corridoio d’albergo dove alloggiava Luigi. La rimozione ed il successivo riposizionamene del cadavere per i rilievi scientifici. L’assenza di indagini da parte della magistratura di Sanremo. Le pressioni della dirigenza Rai e dell’organizzazione del Festival per chiudere quanto prima la questione. I litigi tra Tenco e Dalidà... e forse qualcun altro. La minaccia di Luigi Tenco di indire una conferenza stampa per denunciare le combines sulle canzoni. Il silenzio dei testimoni oculari e, non ultime, le recenti perizie piuttosto discusse per le tecniche con le quali sono state effettuate.

I commenti a caldo degli amici di Luigi hanno quasi tutti un unico significato: “Luigi non era il tipo da scrivere cose del genere. Non si aspettava minimamente di vincere quindi come può aver scritto una cosa così assurda? (…) Perché il magistrato non ritenne opportuno trattenere almeno 24 ore "come testimoni importanti" coloro che scoprirono il cadavere? Dalidà per esempio fu lasciata tranquillamente partire un ora dopo. La magistratura forse ha voluto chiudere il caso un po' troppo in fretta. (…) Luigi non avrebbe mai fatto una cosa del genere” (Sandro Ciotti); “Uccidersi per una canzone? Non scherziamo” (Piero Vivarelli); “Intendeva già ritirarsi dalle scene musicali” (Marisa Solinas); “Tenco avrebbe contratto un debito con i Marsigliesi ma non ci credo molto (…) era troppo intelligente per un’azione del genere” (Marisa Solinas ai Carabinieri); I divi sono esseri viventi e non prodotti da lanciare sul mercato e da gettare via quando i gusti dei consumatori reclamano una nuova etichetta. Così avviene nel mondo dello spettacolo e soprattutto oggi in quello dell'industria discografica che va forte, a giri di miliardi..." (Salvatore Quasimodo); “Non so se Tenco avesse sospetti in proposito. So che quando, anni dopo, io andai a Sanremo per conto del ‘Secolo’, scrissi più volte che tutto era deciso in anticipo. Nessuno mi querelò e nessun magistrato mi mandò mai a chiamare” (Giuliano Cristalli); “E’ una copertura quella che ora vogliono stendere. Vogliono creare l’immagine dell’idolo che non sopporta il fracasso e si ammazza. La verità è un’altra. Credo che la verità di questa morte ingiusta la conosca solo Dio e quella donna che non seppe quanto Luigi era innamorato di lei” (Canal Tv Magazine – Argentina – Febbraio 1967);

I fatti e le dichiarazioni che si sono susseguite nel corso degli anni: il 29 gennaio 1967 il perito del Tribunale di Genova dichiara “autentica e scritta a mano da Luigi Tenco la lettera di addio; (…) la lettera appare però incompleta come se gli mancassero dei fogli precedenti.”; il 27 febbraio del 1967 Dalidà tenta il suicidio nell’Hotel Princes de Galles di Parigi dove aveva alloggiato in precedenza con Luigi; ad aprile del 1967 un’interrogazione parlamentare “chiede l’abolizione del Festival di Sanremo o, perlomeno, di fare in modo che, in considerazione del fatto che solamente le case discografiche sono interessate alla manifestazione per evidenti scopi reclamistici, debbano esse sopportare le spese (…)”; a giugno del 1967 Dalidà diventa zia di un maschietto che chiede venga chiamato Luigi, Luigi Gigliotti; a fine giugno del 1967, allo scadere esatto dei 6 mesi di indagini previsti per legge, La Procura della Repubblica di Genova decreta l’archiviazione del caso per morte suicida; l’11 settembre del 1970 Lucien Morisse, l’ex marito di Dalidà, muore suicida a Parigi con un colpo di una pistola Walter Ppk (stesso modello di pistola di Luigi Tenco); a gennaio del 1977 Valentino Tenco dichiara che i suoi dubbi  sul suicidio del fratello sono in realtà dubbi sull’omicidio; nel 1985 muore suicida il convivente di Dalida; a gennaio del 1987 Dalida dichiara “(…) Perfino esageratamente onesto. E rigido di principi. L’abbiamo perso anche per questo. Luigi ha pagato più del dovuto le proprie innegabili virtù (…); ad aprile del 1987, in un’intervista telefonica nel programma televisivo ‘Telefono Giallo’, Valentino Tenco conoscendo bene la lavorazione dei metalli dichiara che la pistola del fratello non mostra i segni di un’arma che ha sparato qualche colpo; il 1 maggio del 1987 Dalidà dichiara ”se dovessi dire che cosa sia il sentimento (le bonheur) non lo so ma per ciò che mi concerne credo che sia la fine del mio interiore e credo che io sia arrivata, non del tutto ma quasi sono alla fine…”; il 3 maggio 1987 Dalidà si toglie la vita; il 30 agosto del 1991 Valentino Tenco riceve una lettera che gli fornisce le indicazioni per conoscere la fidanzata segreta di Luigi; il 25 gennaio del 1992 Valentino Tenco e la fidanzata segreta, conosciuta con il nome fittizio di Valeria, concedono la pubblicazione di tre lettere su circa trenta tra lei e Luigi; a febbraio del 1994 la rivista ‘Oggi’ pubblica le inedite foto del cadavere di Luigi all’interno della stanza 219 dell’Hotel Savoy rimettendo in discussione, con clamore, tutta la vicenda del 1967; il 16 febbraio del 1994 Donatella Turri, co-interprete principale insieme a Luigi Tenco nel film ‘La cuccagna’ dichiara “Luigi era pessimista, ma non si sarebbe mai suicidato. Lui amava combattere... contro tutto"; a novembre del 1997 muore Valentino Tenco, un cavaliere alla ricerca di una verità mai trovata; il 5 febbraio del 2004 Paolo Dossena dichiara “Non ho mai creduto al suicidio (...). E poi a lui di quella canzone (‘Ciao Amore Ciao’) non gliene importava granché. Sapeva perfettamente che non era una delle migliori nel suo repertorio. (…) Andammo al bar del Casino e Luigi ordinò un wisky. Io non n volevo che bevesse, gli dissi di piantarla e presi il bicchiere cominciando a bere. Lui mi guardò dritto negli occhi e mi disse ‘Sei un amico che si mette tra me e il bicchiere. Ma sei così amico da metterti sulla traiettoria di una pallottola che parte da una pistola che mi spara?’”; Araguzzini, noto organizzatore del Festival di Sanremo, dichiara durante un pranzo di lavoro con un avvocato che ‘qualcuno aspettava Luigi al suo rientro in camera’; il 27 settembre del 2009 Arrigo Molinari viene trovato assassinato in casa sua con diverse coltellate (l’assassino è tornato in libertà dopo due anni circa); a dicembre del 2005 la Procura della Repubblica di Genova riapre il caso e con il benestare della famiglia Tenco dispone la riesumazione della salma di Luigi per ritrovare il proiettile nel corpo stesso oltre che per sciogliere ogni altro dubbio sul suicidio, affidando inizialmente le perizie al RIS di Parma (Carabinieri) e poi, invece, all’ERT di Roma (Polizia); il 14 dicembre del 2005 il sincero e fraterno amico Gianfranco Riverberi dichiara E' vergognoso. Ogni volta che si avvicina Sanremo, si torna a disturbare Luigi. E' l'ora di smetterla di cercare pubblicità sulla sua pelle. Sono nauseato”; all’alba del freddo 15 febbraio del 2006 viene riesumata la salma di Luigi Tenco per l’autopsia e ancora in pieno svolgimento delle operazioni peritali una funzionaria della Polizia Scientifica (fuori dalle sue competenze) esce dalla sala per diffondere la notizia (prontamente divulgata dalle agenzie stampa) che si tratta di suicidio… senza però ritrovare quanto cercavano e cioè il proiettile; il 17 febbraio del 2006 la famiglia Tenco, già segnata dall’intera vicenda, dichiara “L’inchiesta su Luigi Tenco è stata aperta in maniera forzata, ora la si vuole chiudere in maniera frettolosa”; il 19 febbraio del 2006 la Procura della Repubblica di Genova, vista la mancanza del proiettile sulla scena del crimine (1967) e vista la scomparsa dagli archivi del Tribunale del bossolo citato nel verbale dei rilievi del 1967, dispone le indagini per recuperare il bossolo stesso rinvenuto nella stanza 219 e poi venduto ad un’asta pubblica nel 1968; il 10 marzo del 2006 viene ritrovato il bossolo che viene consegnato spontaneamente dall’ex proprietario del night club ‘Il Pipistrello’ (uno dei locali in voga della Riviera negli anni ’60); il 28 marzo del 2006 la Procura della Repubblica di Genova anticipa verbalmente i risultati pervenuti dall’ERT dichiarando “Il bossolo ritrovato dalla polizia è compatibile con l'arma del suicidio”; il 2 agosto del 2006 la Procura della Repubblica di Genova convoca una conferenza stampa per dichiarare “Il caso è chiuso (…). Non vi è nessun dubbio che si sia trattato di suicidio”, lasciando però aperto il procedimento per altri tre anni circa; a gennaio del 2007 il giornalista Giorgio Carozzi pubblica il libro 'Luigi Tenco - e ora che avrei mille cose da dire'; l’8 maggio del 2007 il giornalista-scrittore Carlo Lucarelli mette in scena uno spettacolo teatrale, ‘Tenco a tempo di tango’, che ipotizza una pista che vede coinvolti i servizi segreti italiani in Argentina proprio nell’anno in cui, il 1965, Luigi Tenco vi si recò (mentre era in servizio di leva) per partecipare all’ultima puntata della soap-opera che aveva reso celebre la sua canzone ‘Ho capito che ti amo’; il 5 aprile del 2008 il gruppo internet ‘La Verde Isola’, dedicato a Luigi Tenco, pubblica la teoria di cinque prove che dimostrerebbero l’omicidio di Tenco avvenuto all’esterno dell’Hotel Savoy; l’8 aprile del 2008 il gruppo ‘La Verde Isola’ pubblica un’immagine che mostra delle ferite lacero-contuse sul volto del cadavere di Tenco; il 9 gennaio del 2009 la Procura della Repubblica di Genova chiude formalmente il procedimento sulla morte di Tenco; ad aprile del 2010 lo scrittore Aldo fegatelli Colonna, insieme al criminologo Prof. Francesco Bruno, contesta la perizia dell’ERT rivelando che la perizia ‘guanto di paraffina’ (esame teso a reperire tracce delle componenti della polvere da sparo) risulta negativo sulla mano destra di Tenco indicata dalla Procura come quella che ha sparato il colpo di pistola; infine, ma non è e non sarà l’ultima novità, il 25 ottobre del 2011 lo scrittore Pasquale Ragone presenta a Roma un libro con cui dichiara, tramite un’accreditata analisi scientifica sulle perizie dell’ERT, che la perizia balistica richiesta dalla procura della Repubblica di Genova sul bossolo è priva di ogni fondamento scientifico e legale.

Però, alla fine della lettura di tutti questi scempi che balzano agli occhi e che restano impressi nella mente di una persona normale, la considerazione spontanea che emerge è che sicuramente qualcuno ha sottratto dal luogo del crimine tutti gli elementi utili all’accertamento immediato della verità, tanto più se trattavasi semplicemente (dal comodo punto di vista dell’entourage di Sanremo del 1967) di un suicidio. Ma soprattutto, nella testa di chi scrive e alla luce di quanto verificato, riesce difficile comprendere come mai non si sia voluta accertare l’affermazione di Dalidà che, uscendo dalla stanza 219, urlava “Assassini. Assassini. L’avete ucciso!” oppure l’affermazione postuma (del 1° marzo 2004 in diretta televisiva a ‘Domenica In’ condotta da Paolo Bonolis) di Arrigo Molinari (il Commissario divenuto nel frattempo Questore nonostante la sua appartenenza alla P2 e poi andato in pensione per svolgere l’attività di avvocato intentando delle cause contro la Bankitalia e la BCE per aggiotaggio) con la quale dichiarato “L’abbiamo ucciso noi (poi interrotto e corretto da Bonolis) l’abbiamo ucciso con il meccanismo del Festival (nuovamente interrotto e corretto) a Sanremo come al Festival di Venezia si fanno le scommesse (altra interruzione e correzione di Bonolis). I giocatori di Venezia sono gli stessi di Sanremo (…). A Sanremo i giochi venivano fatti prima. Non so perché lo avessero fatto partecipare, forse per farlo perdere (…).

Tra le tante notizie lette su questa triste vicenda una è rimasta particolarmente impressa e se ne riporta un breve stralcio in quanto da il senso dell’ambiente educativo in cui è cresciuto Luigi: “MIO FIGLIO E’ ANCORA VIVO GRAZIE AL RICORDO DI CHI LO HA AMATO. HO SOPPORTATO UNA PROVA TERRIBILE, ME NE RENDO CONTO. MA ORMAI MI SONO FATTA UNA RAGIONE DI TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO. ATTORNO A ME SI STRINGONO OGNI GIORNO MOLTISSIME PERSONE, QUASI TUTTE SCONOSCIUTE, CHE MI SONO DI AIUTO A CONTINUARE SERENAMENTE QUESTA MIA VITA. MI FANNO SENTIRE LUIGI ANCORA QUI, AL MIO FIANCO, COME SE NULLA FOSSE SUCCESSO”.

La mamma Teresa (Teletutto, febbraio 1973)

(di Michele Piacentini)