2011/10/04 - Luigi Tenco, un caso insabbiato

LUIGI TENCO, UN CASO INSABBIATO. Ieri sera su Rai2 è andata in onda una puntata del programma 'Delitti Rock' che parlava del caso di Luigi Tenco, ancora una volta in modo blando ed impreciso. Lugi Tenco è il cantautore italiano trovato morto in una stanza di hotel dopo la prima serata del Festival della Canzone Italiana di Sanremo del 1967. La prima persona che ne annunciò la morte fu la famosa cantante italo-francese Dalida, sua compagna musicale per quell'edizione del Festival, che uscendo dalla stanza di Tenco gridò "Assassini! Assassini!"... verso non si sa chi. Prima ancora di ogni sopralluogo e soprattutto prima di uscire da casa sua a Genova ed in piena notte (ore 02:40 circa), il Commissario Arrigo Molinari telefonò all'Ansa per comunicare il suicidio del cantante. Giunto sul posto constatò ed annunciò l'avvenuta morte di Luigi Tenco per arma da fuoco. I vicini di stanza (Lucio Dalla, Sandro Ciotti, i Compagnons ed altri), che a quell'ora erano ancora tutti svegli, dichiararono di non aver udito nessun rumore di arma da fuoco. Poi sopraggiunse Dalida, che nel frattempo si era allontanata, che consegnò alla Polizia il tanto discusso 'biglietto di addio' scritto da Tenco che lei aveva preso quando aveva scoperto il cadavere del cantante. Il cadavere fu portato via, in obitorio. Poiché non furono fatti i rilievi scientifici obbligatori per legge, il cadavere di Luigi Tenco, nel frattempo ripulito e con indumenti lavati, fu riportato nella stanza dell'hotel. La notte stessa Dalida, dopo una breve deposizione al Commissario Molinari, partì velocemente per la Francia, Lucio Dalla rimase terrorizzato per oltre 40 anni, il Festival musicale proseguì normalmente il giorno successivo e Luigi Tenco venne sepolto senza il commiato di nessun suo collega dello spettacolo... eccezion fatta per i fratelli Reverberi, De Andrè e Michele.

I mass-media (all'epoca erano fortemente sensibili alle direttive delle autorità) diffusero subito la notizia del suicidio. Poi qualcuno ricamò un profilo psicologico instabile del cantante ed ecco che la notizia del bel tenebroso depresso girò facilmente in tutta Italia con la conseguente etichetta di condanna verso colui che invece è ritenuto da molti uno dei primi cantautori italiani. Ritenere che ciò sia omicidio, non essendo un'autorità giudiziaria, non è possibile. Ma esserne convinti non lo impedisce nessuna legge, soprattutto quando, dopo molti anni, spunta una foto che evidenzia una sorta di pestaggio sul volto del cadavere! Questa azzardata operazione di ricerca della verità, a cura del gruppo La Verde Isola, non ha ancora trovato nessun magistrato, dal 1967 ad oggi, disposto a verificare il reale andamento dei fatti. Ma, prima o poi, quando verranno meno gli interessi ancora legati a quegli anni, la verità emergerà!